Nei pressi della mia casa c’è un incrocio di strade. La Statale Adriatica, che unisce tutta la costa orientale dell’Italia e la Statale Salaria, l’antica via del Sale, che congiungeva Roma alle rive dell’Adriatico. Quando ero bambino era l’incrocio simbolo di Porto d’Ascoli, forse il primo nucleo attorno a cui si è sviluppato l’intero centro abitato. Gli uffici dell’anagrafe, i vigili urbani e i giardinetti, l’alimentari e due bar (quando al bar si andava a comprare le sigarette e a giocare a carte o a bigliardo, oppure a telefonare). Oggi continuo a passare per quelle strade. Anzi il semaforo mi obbliga anche a fermarmi a pensare. Due angoli di quell’incrocio sono occupati da locali in cui si gioca d’azzardo “legalmente”. Un altro angolo è dominato da un “compro oro”, altra “legalizzazione” inquietante. Il terzo angolo è in vendita. E mi domando cosa altro potranno ospitare quegli 85 metri quadrati vuoti. Macchinette mangiasoldi, “compro oro” e vuoto stanno all’incrocio principale della mia città, luogo in cui passa la vita di tanti. Se questi sono i segni dei tempi, mi domando: che tempi?