A chi non piacerebbe essere “assunto” in cielo e guardare il mondo da lassù. Ci piacerebbe essere presi e portati da un’altra parte, in un luogo migliore. Abbiamo ormai acquisito la convinzione  che è altrove la nostra felicità. Nel passato o nel futuro il bene che cerchiamo. E le decisioni vanno prese solo quando ci saranno circostanze migliori. Se prego poco, ci vuole un’altra Chiesa. Se vado male a scuola, altri insegnanti. Se mi annoio, un altro lavoro.

Fino a pensare che anche la fede sia un’interessante via di fuga dalla realtà. E per alcuni a volte lo è. Così siamo tentati di interpretare le parole di Giovanni nel libro dell’Apocalisse:

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio».

In realtà non si narra di un tempo lontano e immaginario, ma di oggi. La logica del Regno di Dio, che trova accoglienza nel grembo e in tutta la vita di Maria. E la logica del mondo che continua ad abbattere e trascinare dietro di sé vittime. E la possibilità nuova che il Signore ci dona, il rifugio sicuro e la certezza della vittoria, che è la nostra libertà, la nostra felicità. La gioia vera.

Oggi celebriamo Maria Santissima, perché non ha ceduto alla tentazione aver paura della Parola e di scaricare su altri la responsabilità di viverla. Che si è accorta che stava sgorgando la possibilità di un mondo nuovo. Il tempo della misericordia per tutti. I superbi disorientati nelle loro scelte scellerate e i potenti ribaltati dalle loro stesse illusioni di dominio sul mondo, sugli altri e su Dio. Il tempo degli umili che cambiano la storia e degli affamati che trovano giustizia. Il tempo in cui la ricchezza continuerà ad affascinare molti, ma anche a rendere felice nessuno.

Maria crede che questo tempo è oggi e che questo Regno è qui. E non fugge la realtà. Non desidera altro. Non vorrebbe essere altrove. Tornò a casa sua, alla quotidianità, al margine della storia. Là dove il suo Signore la chiama a vivere.

Anche noi possiamo aver ceduto alla tentazione di fuggire dalla realtà. Di evadere, si dice. Molti lo hanno fatto la notte scorsa ubriacandosi di musica, di corpi e di sogni. Illudendosi. Tanti altri, invece, attraverso piccoli passi possibili e quotidiani, cambiano la storia. Assumendo responsabilità. Scegliendo l’integrità. Promuovendo la solidarietà. Condividendo pensieri. Compiendo gesti profetici. Scelte alte. Scelte altre.

Così scopriamo che l’Assunzione di Maria Santissima al Cielo non è né privilegio né abbandono della realtà. Né favola né leggenda. Non la promessa di qualcosa che si realizzerà nel futuro. Ma l’annuncio che, come il cielo, Dio abita anche la terra. Non la separazione della Vergine dalla nostra miseria e lontana dalle nostre domande.

L’Assunzione  è dono di Dio: il modo della Madre di starci ancora più vicina.